Il giorno in cui Ibrahimovic, Cavani e Thiago Silva missero i loro piedi “a nudo”

Ho incontrato Dante Mortet un giorno di ottobre a Roma. Dante è un bravo artigiano d’arte che crea le sue opere nel laboratorio di famiglia nelle vicinanze di Piazza Navona nel centro antico di Roma. L’edificio del 16°secolo nella Via dei Portoghesì con la torre medievale porta un nome insolito – “Il palazzo della scimmia” perché legata ad una delle più gentili leggende dell’aneddotica romana, divenuta famosa anche perché raccontata dal romanziere statunitense Nathaniel Hawthorne in “The Marble Faun”.

Il laboratorio di Dante non è un supermoderno loft bensì uno spazio grande all’interno del cortile di queste mura antiche. Un luogo pieno di memoria, di attrezzatura di lavoro e di utensili che raccontano di una lunga tradizione di artigiani. Prima dell’inizio della nostra intervista su come e perché Dante abbia deciso di prendere le impronte dei piedi di celebri stelle del calcio mondiale come Zlatan Ibrahimovic, Thiago Silva ed Edinson Cavani per dare vita a delle sculture, mi mostra una serie di coppe e medaglie che l’impresa familiare ha realizzato nel tempo.

Dopo poco tempo il mio sguardo si posa su una lunga scaffalatura sulla quale sono ordinati tanti modelli in cera rossa. “Su questi ci sto lavorando” mi risponde spontaneamente. Vorrei sapere cosa lo ha ispirato. “Il gesto sportivo di ogni atleta, come se il tempo si fermasse all’istante. In ogni scultura resta qualcosa di immortale per le future generazioni.”

“Sarebbe stato bellissimo se avessimo avuto l’impronta del piede di Abede Bikila” confessa Dante guardando i suoi modelli. Mentre mi racconta alcuni dettagli sulla storia del modellato in cera, mi viene in mente la storia del maratoneta etiope che vinse nei giochi olimpici del 1960 con un nuovo record mondiale la prima medaglia per l’Africa nella storia delle olimpiadi correndo tutta la distanza a piedi nudi.

Forse solo nel beachsoccer si possono ottenere risultati brillanti senza scarpe, ma i piedi un calciatore su erba sono di solito bloccati dentro scarpe variopinte, individualmente realizzate. In realtà si parla più della palla che dei piedi. A questo punto nasce spontanea con la mia domanda perché il piede nudo sia di tanto interesse e la sua risposta mi sorprende.

“Sono cresciuto nel centro antico di Roma conoscendo i monumenti sparsi tra le strade e piazze. Un giorno mi imbatto in una strada, chiamata “Vicolo del piede” e mi viene in mente un piede in marmo, una scultura di epoca romana che si trova in Via Santo Stefano del Cacco. Mi sono detto, dopo oltre 2000 anni quel piede ci racconta una storia immaginaria, forse di un gladiatore, un’atleta che al Colosseo davanti a migliaia di spettatori riscattava con coraggio e forza la sua vita. E così mi viene l’idea di parlare con alcuni calciatori e capire se possono essere interessati al mio progetto dei piedi in bronzo”.

Tra i primi a participare c’è stato Zlatan Ibrahimovic. Il suo piede destro è stato addirittura intitolato dalla stampa sportiva “il piede di Dio” in occasione del suo incredibile ed acrobatico forse sfacciato gol nella partita nel 2012 della sua Svezia contro Inghilterra. La spettacolare rovesciata, 25 metri davanti la porta avvessaria segnava il 4 a 2.

“L’ho realizzato in bronzo dorato, utilizzando la tecnica della fusione in cera perduta. Ho prima utilizzato la cera per rispettare la verità del calco e dell’anatomia del piede, poi ho fuso in bronzo e cesellato. La doratura è stata fatta con un oro antico, leggermente opaco, una scelta condivisa con Zlatan”. Proseguendo nella nostra piacevole conversazione chiedo a Dante di raccontarmi come è nata la collaborazione con Ibrahimovic e Dante mi risponde con tono divertito che mentre stava prendendo il calco del piede del suo compagno di squadra Thiago Silva (nel 2012 giocavano insieme nel Paris St. Germain) si avvicinò lo svedese dicendo che il suo piede era certamente più grande e sopratutto più importante. Durante la fase del calco, Ibrahimovic mi confessò di non aver ancora segnato il gol più importante della carriera. Del resto si sa che Ibra ama fare spesso delle dichiarazioni eclatanti.

 

Nel 2013 fu la volta di Edinson Cavani, appena arrivato al Paris St. Germain, il 30enne uruguiano di origine italiana. Il suo piede forte è quello destro ma anche col sinistro non scherza come ha dimostrato più di una volta nella maglia del Napoli. In tre anni ha mandato in delirio la tifoseria del club partenopeo con i suoi gol. Probabilmente è stato questo il motivo per cui ha fatto realizzare entrambe piedi. “Ho trasformato il perimetro della caviglia nel perimetro della cartina geografica dell’Uruguay, un particolare che rende ancora più unico la scultura. Il suo è un piede forte, sensibile e scattante. Un po’ come il carattere dello stesso Cavani; in fondo i piedi somigliano molto al carattere dei calciatori. Le sculture sono state realizzate in bronzo, patinato come se fossero color legno. Edinson le tiene sul mobile del suo salone per gli ospiti nella casa di Parigi.” così racconta Dante.

Le sculture del piede hanno un significato molto evocativo per Cavani, gli piace l’idea di poter lasciare qualcosa di personale ai suoi figli, continua Dante e mi racconta un piccolo aneddoto significativo: “Il giorno della consegna delle sculture Edinson mi raccontò che ai tempi del suo ingaggio alla SSC Napoli si recava spesso a Roma ed a tarda sera gli piaceva spesso visitare il Colosseo, immaginando il pathos ma anche la sofferenza dei gladiatori nell’arena dell’antica Roma e di come gli spettatori sugli spalti assistessero a questo spettacolo crudele. Oggi, a volte si compie un’associazione inappropiata tra calciatori professionisti e gladiatori moderni e questo deve far riflettere.”

 

Prima di terminare la nostra conversazione, chiedo a Dante quale calciatore tedesco vorrebbe convincere del suo progetto, e come eloquente racconta le sue storie, così spontaneamente è la sua risposta: Gerd Müller e Klaus Fischer. Non sono sorpreso, “Il bomber della nazione” e “Il gol del secolo” insieme. E tra gli attivi professionisti? Mario Götze e Leon Goretzka. Infine Dante mi confessa un sogno. Proprio come le impronte dei protagonisti del cinema sul “Walk of Fame”, gli piacerebbe una mostra permanente al “Foro Italico”, dove le sculture delle mani e dei piedi degli atleti saranno esposti. L’attenzione è focalizzata sulla memoria dei grandi successi sportivi, come spesso compare la parola “memoria” nelle descrizioni di Dante Mortet. Ma è vero pure che gli atleti spesso sono giudicati dai loro successi, ma cosa sarebbe lo sport senza ricordo ai momenti meravigliosi. Ho passato una piacevole mattinata insieme ad un scultore abile che per oltre 20 anni ha giocato nei massimi campionati del calcio a cinque. Dante mi ha trasmesso un altro punto di vista sul mondo del calcio in cui il rispetto e la passione non sono solo parole al vento. Mentre vado via, sto pensando a quale gol importante debba ancora segnare Ibra e mi domando se non sarà proprio il gol decisivo nella partita contro l’Italia per la qualificazione ai prossimi mondiali in Russia. Il calcio, in fondo, è una cosa semplice.

 

 

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By | 2017-11-02T15:38:01+00:00 novembre 11th, 2017|Categories: ITALIANO, STORIE|Tags: , , , |0 Comments

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