I nuovi nomadi del mare | Intervista con Corentin de Chatelperron

La sua passione è il mare. La sua ossessione è il Low-Tech. La sua motivazione? l’autosufficienza. Il suo nuovo progetto è fare il giro del mondo in tre anni a bordo di una barca speciale chiamata “Nomade des Mers”. Il 32enne bretone Corentin De Chatelperron è un ingegnere e un uomo carismatico. Ho scritto di lui in un precedente articolo

In quest’intervista parla di sé … e ovviamente di “Nomade des Mers”

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Correntin de Chatelperron © Nomade des Mers

Buongiorno Corentin, ti ringrazio per avermi concesso quest’intervista e vorrei chiederti subito … Come stai? 

Ciao Andreas. Sto molto bene, e visto che è appena iniziato il 2016 … ti auguro un anno emozionante.

A che punto è il tuo progetto “Nomande des Mers”? Per quando è prevista la partenza per il giro del mondo? 

Non siamo mai stati così vicini alla partenza! La barca è quasi pronta e mancano soltanto alcuni piccoli dettagli per le attrezzature, fra cui un sistema idroponico, un generatore elettrico, una serra … e tutti gli esseri viventi che mi accompagneranno durante il viaggio: i polli, le piante, gli insetti commestibili … se tutto va bene, dovremmo salpare verso metà febbraio prossimo!

Il progetto prevede che tutto l’approvvigionamento di bordo garantisca l’autosufficienza. È giusto oppure sarà imbarcato altro materiale? 

é corretto, ma perché questo eco-sistema diventi il vero ed unico nutrimento ci sarà bisogno di un po’ di tempo. Perciò, per avere un’autonomia alimentare nei primi giorni dovremo imbarcare anche un po’ di riso e dei semi di vario genere!

Potresti spiegare il sistema di approvvigionamento energetico e il sistema low-tech installato a bordo del tuo catamarano “Nomades des Mers”?

 Il “Nomade des Mers” è dotato di dispositivi evoluti come i pannelli solari e le turbine eoliche, ma anche di apparecchi di nuova concezione. Nel nostro Low-Tech-Lab abbiamo costruito un generatore che funziona con l’energia eolica, solare e idraulica in grado di produrre 12.000 kWh al giorno. Inoltre, per produrre energia elettrica supplementare l’equipaggio sarà entusiasta di poter pedalare a proprio piacimento.

Oltre all’aspetto strettamente energetico, a bordo avremo più di 15 sistemi-low-tech, come funghi, insetti commestibili, un sistema aquaponico, idroponico ed aeroponico, alge acquatiche come la spirulina, un pollaio. E poi ci sarà un sistema di desalinizzazione, dei pedali multifunzionali, un forno solare ed un’asciugatrice solare. Tutte queste risorse a basso contenuto tecnologico formeranno un ecosistema di bordo equilibrato e soprattutto autonomo.

 

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 Sistema aqcuaponica © Nomade des Mers

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Sistema idroponica © Nomade des Mers

 

Chi sarà a bordo con te? 

I miei compagni di avventura saranno Elaine e Pierre-Alain. Con loro ho iniziato a lavorare un paio di anni fa per la ONG Gulf of BengalElaine si occupava delle comunicazioni e degli aspetti di potenziamento della ONG, poi è stata fra gli organizzatori della spedizione “Nomade des Mers”, ha sviluppato il nostro progetto “Juta in Bangladesh” ed ha creato insieme a Pierre-Alain e me, il Low-Tech Lab.

 Quale sarà l’itinerario della barca e quali tappe avete previsto? Cosa accadrà durante gli scali? 

La spedizione durerà tre anni. Durante il primo anno, gli scali programmati sono in Marocco, Senegal, Guinea, Capo Verde, Brasile, Sud Africa, Mozambico, Madagascar, India, Sri Lanka ed Indonesia. In ogni porto rimarremo circa venti giorni durante i quali ci concentreremo su problemi locali, come la deforestazione, l’accesso all’acqua potabile, la malnutrizione. Inoltre collaboreremo con inventori e ricercatori locali che potranno installare a bordo le loro idee tecnologiche e portare, così, il loro contributo di innovazione al nostro ecosistema. Un contributo che ci accompagnerà per tutto il viaggio e che li renderà parte attiva nella realizzazione di questo progetto globale.

Com’è composta l’equipe che seguirà il progetto e quali dati scientifici saranno raccolti?Durante la spedizione raccoglieremo dati sull’efficienza in condizioni di bassa tecnologia e anche sulla capacità del corpo umano di adattarsi. Saremo seguiti da esperti del Low-Tech Lab, tra cui un etnobotanico e un nutrizionista che monitoreranno le nostre condizioni di salute per ottimizzare e migliorare la dieta alimentare da seguire. Fra i nostri riferimenti a terra ci saranno, inoltre, la Explore Foundation e il celebre velista e navigatore Roland Jourdain, e il canale televisivo ARTE ci seguirà per produrre una mini-serie in 15 episodi che sarà trasmessa nel 2017.

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Secondo te, quali sono i provvedimenti più urgenti e immediati da prendere per rallentare il surriscaldamento del nostro pianeta? E che contributo potete dare voi con “NOMADE DE MERS”? 

Dal punto di vista tecnico, il diritto ai bisogni di base come l’accesso all’energia, al cibo e all’acqua deve essere gestito a livello locale. In tal modo si può aumentare la consapevolezza della popolazione rispetto al loro impatto sociale sulle risorse naturali e sulla biodiversità. Nel breve termine, per portare avanti una politica di sensibilizzazione sono necessarie maggiori risorse per la ricerca, per lo sviluppo e per la diffusione di soluzioni tecniche che siano rispondenti alle esigenze di base su scala locale.

Poi è necessario dare un diverso senso alla nostra “corsa verso il benessere”: fra i motivi che spingono le persone ad avere una vita migliore bisognerebbe dare molto più spazio a ideali come il rispetto e l’empatia per la natura, il rispetto per il nostro corpo, la semplicità, l’altruismo e la spiritualità.

Sono convinto che la comprensione dei benefici personali derivanti da un diverso stile di vita potrebbe generare un cambiamento in positivo dello stato d’animo dell’umanità.

Ecco, il progetto Low-tech Lab nasce sulla base di queste poche considerazioni.

Come ti stai preparando per questo viaggio? 

Sto lavorando moltissimo perché siamo in un grande ritardo sulla tabella di marcia.

Chi e cosa ti ha ispirato o motivato nella tua vita personale per ideare il progetto “LOW TECH LAB”? 

Durante i sei mesi della Gold of Bengal Expedition” ho cercato di lavorare in autonomia, ma invano, nonostante la mia indole un po’ alla “MacGyver” rispettosa dell’uomo e dell’ambiente, e nonostante la mia laurea in ingegneria! Ho scoperto che per decine di milioni di persone isolate é difficilissimo soddisfare anche i bisogni di base, e ciò a prescindere dall’educazione o dalla creatività … Ho capito che tutto ciò non è sufficiente e che è necessaria la condivisione!

Cosa significa per te vivere un’avventura? 

L’avventura è quello che vedo quando esco dagli schemi che conosco oppure dagli eventi che posso prevedere …

La citazione di Mark Twain “They did not know it was impossible so they did it” spesso mi accompagna nella vita e mi ispira. Potrebbe funzionare anche per te oppure hai un altro motto? 

Questa frase mi piace … rimanere naïve e non aver ascoltato le persone che mi dicevano “questo non può funzionare” sicuramente ha salvato molti dei miei progetti. E poi l’ottimismo genera motivazioni davvero incredibili. Credo che se Cristoforo Colombo avesse saputo quanto difficile sarebbe stato il suo viaggio, probabilmente non sarebbe mai partito.

 Quale sarebbe il successo personale di questo viaggio?  

Se le mie galline riusciranno a deporre le uova a bordo ne sarò molto orgoglioso!

Infine una domanda di una ragazza di 11 anni … Quando eri ragazzino già sapevi di diventare un ingegnere?

No, non sapevo che sarei diventato un ingegnere. Ho scelto questa facoltà perché avevo interessi in vari campi. La mia “Gold of Bengal Expedition” nel 2013 è stato in un certo senso un traino per i miei progetti futuri. Oggi sto navigando di nuovo, ma questa volta insieme a quattro galline, insetti, alghe, compagni di avventura e una barca più grande per un viaggio più grande!

Correntin de Chatelperron, ti ringrazio per la tua disponibilità ed il tempo che mi hai dedicato per quest’intervista. Auguro a te ed il tuo team … Buona Fortuna e Buon Vento. 

Infine una breve documentazione del progetto “Gold of Bengal” – © fotos: Corentin de Chatelperron / Zeppelin / ONG Gold of Bengal / NDM / Low Tech Lab

En 2010, Corentin de Chatelperron a pris la mer durant six mois a bord d'un petit bateau de pêche a la voile orange, ralliant le sud du Bangladesh au port de La Ciotat. Sans experience de la navigation en solitaire, il a brave les tempêtes et les pirates. Un exploit qu'il a relate dans un livre, L'aventure de Tara Tari (La Decouvrance). Aujourd'hui, il est le maitre d'oeuvre du projet Gold of Bengal. C’est sur le chantier naval moderne TaraTari qu'est ne le projet « Gold of Bengal » : la construction d'un voilier prototype fait a 100% en composite a base de fibre de jute, une premiere mondiale. Sous le regard de Roland Jourdain, parrain du projet, Marc Van Peteghem (VPLP) et Yves Marre (Presidents de l’association Watever), ce bateau est l'aboutissement de 3 ans de recherches pour une equipe de 8 jeunes ingenieurs.

Echantillion de jute tisse par les ingenieurs du projet Gold of Bengal. Ary Pauget est l'ingenieur textile qui suit le protocole de fabrication. Gold of Bengal developpe au Bangladesh un nouvel eco-materiau a base de fibre de jute baptise le "Pat". Ce materiau presente un double interêt : Il repond a un enjeu ecologique global (la necessite de trouver une alternative ecologique a la fibre de verre) et il resout un probleme economique et social local : La revalorisation de l'industrie du jute au Bangladesh. C’est sur le chantier naval moderne TaraTari qu'est ne le projet « Gold of Bengal » : la construction d'un voilier prototype fait a 100% en composite a base de fibre de jute, une premiere mondiale. Sous le regard de Roland Jourdain, parrain du projet, Marc Van Peteghem (VPLP) et Yves Marre (Presidents de l’association Watever), ce bateau est l'aboutissement de 3 ans de recherches pour une equipe de 8 jeunes ingenieurs.

C’est sur le chantier naval moderne TaraTari qu'est ne le projet « Gold of Bengal » : la construction d'un voilier prototype fait a 100% en composite a base de fibre de jute, une premiere mondiale. Sous le regard de Roland Jourdain, parrain du projet, Marc Van Peteghem (VPLP) et Yves Marre (Presidents de l’association Watever), ce bateau est l'aboutissement de 3 ans de recherches pour une equipe de 8 jeunes ingenieurs.

Navigateur et aventurier français, Yves est venu au Bangladesh depuis la France a bord d’une peniche qu’il a transformee sur place en hôpital flottant. Avec sa femme Runa, cet «entrepreneur humanitaire» a cree l’association Friendship et le chantier naval Tara Tari qui depuis 15 ans viennent en aide a des milliers de Bangladeshis. Yves apporte au projet son experience de navigateur et sa grande connaissance du Bangladesh. C’est sur le chantier naval moderne TaraTari qu'est ne le projet « Gold of Bengal » : la construction d'un voilier prototype fait a 100% en composite a base de fibre de jute, une premiere mondiale. Sous le regard de Roland Jourdain, parrain du projet, Marc Van Peteghem (VPLP) et Yves Marre (Presidents de l’association Watever), ce bateau est l'aboutissement de 3 ans de recherches pour une equipe de 8 jeunes ingenieurs.OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA14 Poule mouillée _ (c) Gold of BengalOLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Link: http://nomadedesmers.org/

 

© All rights reserved (Bord|Reporter and Andreas Ryll)

 

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By | 2017-10-05T01:05:46+00:00 gennaio 30th, 2016|Categories: INTERVISTE, ITALIANO|0 Comments

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