RomaOceanWorld | Intervista Matteo Miceli

Un’intervista con Matteo Miceli dopo la sua Roma Ocean World

di Andreas Ryll

La Roma Ocean World, in cui Matteo Miceli ha affrontato per la prima volta il giro del mondo, in solitaria, senza scalo e senza assistenza su una barca a vela di Classe 40 è cominciata il 19 ottobre 2014, con partenza e arrivo a Riva di Traiano (Provincia di Roma).

Un’avventura che l’eco-velista di Ostia ha condotto a bordo la sua ECO40 percorrendo circa 27.000 miglia nautiche e con la circumnavigazione dei “Tre Capi”, Capo di Buona Speranza, Capo Leeuwin e Capo Horn.

004 19ott_141K Matteo Miceli nel giorno della partenza

A bordo Matteo aveva un orto da coltivare, due compagne di viaggio speciali, le galline La Bionda e La Mora, e il meglio della tecnologia e della ricerca italiana. L’ECO 40 è stata realizzata con la tecnica dell’infusione sotto vuoto di resina epossidica e armata con albero e bompresso in carbonio. La barca era dotata di pannelli fotovoltaici calpestabili, due generatori eolici e due idroturbine che trasformavano in energia elettrica il movimento dello scafo. L’energia prodotta a bordo veniva accumulata in un pacco batterie al litio e l’illuminazione è interamente costituita da led ecologici. Un motore elettrico da 7 KW permetteva le manovre in porto. Il sistema di acquisizione dati di bordo e il software di controllo sono stati progettati e realizzati dagli ingegneri dell’Università “La Sapienza” di Roma.

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Foto: La Eco40 con Matteo Miceli nel giorno della partenza / Sailplan Eco40

Il nutrimento di Matteo era invece assicurato dall’orto coltivato a germogli di soia, lenticchie e grano. L’orto era illuminato artificialmente ed irrigato con acqua di mare desalinizzata. Le proteine necessarie alla sopravvivenza venivano integrate con quelle fornite dalla pesca e con le uova delle galline.

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Foto: Una delle compagne di viaggio / Il nutrimento a bordo

Al suo 145° giorno di navigazione, a due settimane dall’arrivo e dopo complessivamente circa 25.000 miglia, il viaggio è drammaticamente terminato in mezzo all’Oceano Atlantico, appena due giorni dopo aver ripassato l’Equatore. La sua barca ha perduto la chiglia e si è capovolta.

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Foto: Matteo in mezzo all’Atlantico / Le operazioni di salvataggio

Matteo, proprio quella mattina del 13 marzo 2015, aveva parlato per telefono satellitare con l’amico Valerio Brinati, contitolare del Cantiere D’Este. Gli aveva raccontato di avere strane difficoltà col timone, di sentire la barca rispondere male. “Forse il pilota automatico”, pensava. Successivamente, il segnale dell’EPIRB attivato, il trasmettitore satellitare di emergenza, che Matteo aveva a bordo e che entra in funzione quando c’è una situazione di pericolo. Da qui, l’SOS, la richiesta di soccorso.

Matteo è stato salvato dal cargo Aramon comandato dal capitano russo Salovatov. Aveva da poco doppiato Capo Horn, aggiungendosi ai pochi italiani che lo hanno attraversato in solitario (il sesto, in compagnia di nomi come quelli di Fogar, Bianchetti, De Gregorio, Soldini), e dopo quattro anni spesi per preparare la sua impresa ha dovuto abbandonare la sua ECO40 lasciandola alla deriva in pieno Atlantico.

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Foto: Il passaggio di Capo Horn / A bordo della Aramon

Successivamente ha raccontato così quei momenti drammatici. “Ho aperto subito l’oblò esterno per fare uscire la Mora e l’ho lasciata sopra ad una parte asciutta. Sono uscito dall’oblò di poppa per aprire l’autogonfiabile, recuperare le sacche di sopravvivenza e altro materiale. Facendo avanti e indietro attraverso l’oblò mi sono tagliato in diversi punti. Sono rientrato per andare a recuperare la Mora, ma purtroppo non ce l’ha fatta. Sono comunque un uomo fortunato perché mi sono capovolto di giorno, in condizioni meteo favorevoli e con una nave che viaggiava a meno di 40 miglia da me.”

Ho parlato con Matteo Miceli il 18 settembre 2015, poco più di sei mese dalla fine del suo giro attorno al mondo.

Andreas Ryll: Ciao Matteo, a distanza di sei mesi dal naufragio nelle acque dell’Atlantico ritroviamo la tua barca ECO40 in banchina. Com’é andato il recupero? L’imbarcazione ha riportato molti danni?

Matteo Miceli: La barca è finalmente tornata a casa. Purtroppo è molto danneggiata, solo lo scafo è rimasto integro. Ho perso tutta l’attrezzatura elettronica, l’albero, le vele, l’attrezzatura in coperta. E anche sottocoperta è tutto devastato e ben poco si è salvato. Con mio grande dispiacere anche i pannelli solari, le idro-turbine ed i generatori eolici sono andati persi; qualche pannello solare è stato risparmiato dal mare, ma purtroppo è inutilizzabile. D’altronde la barca è rimasta per oltre due mesi alla deriva nelle acque dell’Atlantico prima che riuscissimo a recuperarla.

Il primo tentativo di recupero è andato male. A poche settimane dal naufragio sono tornato in Brasile insieme una squadra di amici ma qualcosa è andato storto; il segnale del tracker si era spento e non siamo stati in grado di ottenere la posizione della barca.

Ho pensato immediatamente che il tracker si fosse perso durante il naufragio ma ho scoperto poi in seguito che si era solo spenta la pagina web della società che gestiva il sistema.

Poi un mese e mezzo dopo è avvenuto il ritrovamento; un peschereccio d’altura aveva avvistato la barca. Nello stesso periodo dell’avvistamento passavano in quella parte dell’Atlantico le barche partecipanti alla Volvo Ocean Race per la tappa da Itajai in Brasile a Newport negli Stati Uniti ed una di loro, la spagnola MAPFRE, è stata contattata via radio dal peschereccio. Immediatamente è stata avvisata la sede operativa della Volvo Ocean Race e così ho finalmente saputo la posizione della mia barca.

Durante le settimane di deriva la ECO 40 è stata trascinata dalle correnti e dagli alisei per circa 400 miglia verso le coste del Brasile. Avrei voluto ringraziare personalmente l’equipaggio del peschereccio, ma non sono riuscito ad incontrarli, almeno per ora.

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Foto: Finalmente è stata ritrovata

Quali sono le attività a cui ti sei dedicato dopo il recupero della tua barca?

Oltre alla regata Palermo-Montecarlo a cui ho partecipato assieme Mario Girelli sulla Patricia II – una Classe 40 – dove abbiamo ottenuto un buon risultato, ho anche preso parte all’iniziativa “Carthago Dilecta Est – Liberi di navigare”, una regata che unisce il Comune di Fiumicino con la Tunisia. Ho fatto molto sport in diverse discipline tra cui la bici e la corsa. Insomma ho passato molto tempo all’aria aperta e nella natura.

Quali sono i tuoi prossimi progetti con la ECO40?

Il mio obiettivo è rimettere la barca in condizione di essere autosufficiente, il che significa nuovi pannelli solari, idro-turbine e pale eoliche. È un’operazione ancora molto costosa ma non mi voglio arrendere. Sono ora in attesa di risposte da parte di alcuni sponsor tecnici. Questa barca ha fatto migliaia di miglia nell’Atlantico, nell’Oceano Indiano e nel Pacifico e merita di essere ricostruita. È tra le poche barche della sua classe che ha navigato tre capi del globo terrestre e può navigare ancora per il progetto ecologico per cui è stata progettata, cioè essere una barca completamente autosufficiente.

L’assicurazione ha rimborsato i danni?

Si, l’assicurazione Euro-American del gruppo Lloyd’s mi ha rimborsato tutto l’importo della polizza. Ho trovato una compagnia assicurativa molto disponibile anche se all’inizio della fase dei recuperi erano preoccupati per il costo dell’operazione. Ovviamente ho dovuto impegnare una parte del rimborso per coprire i costi del recupero che sono stati cospicui.

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Foto: La ECO40 è finalmente tornata in Italia

Parliamo dei disegni sullo scafo? Che significato hanno?

Sono partito per la Roma Ocean World con questi disegni già serigrafati sulle murate della barca. L’idea era di rappresentare lo spirito del mio viaggio intorno al mondo con una barca a vela energeticamente autosufficiente grazie ad un equipment di fonti rinnovabili installato a bordo. Dal momento che ho imbarcato due galline ho scelto di raffigurarne una sui pannelli solari – la Bianca – che rappresentasse la barca come una casa mentre il pescecane che passa da poppa a prua voleva trasmettere l’immagine dell’autosufficienza alimentare poiché il pesce pescato durante il viaggio è stato fondamentale per la mia sopravvivenza.

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Foto: Tutto si può fare in mare per sopravvivere!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho avuto l’idea di realizzare una regata intorno al mondo con altre barche della classe 40 in solitaria, non-stop e senza assistenza tecnica sulla stessa rotta che ho fatto con la Roma Ocean World, che poi è la stessa della Vendèe Globe, però con partenza ed arrivo sulle coste del Mediterraneo, vicino Roma. La partenza dovrebbe essere a Settembre 2018, ma questa volta sarà un’avventura in competizione e condivisa con altri.

Puoi fare già qualche nome di partecipanti interessati?

Mario Girelli, Gaetano Mura ed altri velisti francesi che hanno manifestato il loro interesse. Ci potrebbe essere anche Sergio Frattaruolo. Credo che ci sia anche un interesse da parte della Classe 40 francese di prendere parte a questo giro intorno al mondo. Purtroppo non ho ancora conosciuto personalmente i grandi nomi della vela d’altura francese anche perché non ho mai partecipato ad una competizione nella classe 40. I miei progetti – sin dall’inizio del mio percorso – sono andati in un’altra direzione. Mi piace molto questa classe e non vedo l’ora di rimettere in piedi la mia ECO40. La classe 40 è molto cresciuta negli ultimi anni e a mio parere manca un giro del mondo in solitaria senza stop-over per questa classe.

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Secondo te per realizzare questa competizione per barche in autosufficienza ti aiuterebbe una partnership – per esempio- con un’azienda attiva nel campo delle energie rinnovabili?

Ci sarebbe d’aiuto. Per avere una barca autosufficiente come la mia ECO40, oggi come oggi si richiede ancora un budget alto. L’attrezzatura ha un suo costo. Personalmente porterò avanti questo progetto perché l’ho sperimentato durante la Roma Ocean World e mi é piaciuto moltissimo. Per l’idea della regata intorno al mondo nel 2018, le barche non devono per forza essere del tutto autosufficienti. Sicuramente per i pannelli solari, le idro-turbine e il resto dell’attrezzatura il costo è alto, ma con degli sponsor tecnici oppure un partner, come accade per la Vendée Globe o la Volvo Ocean Race, tutto può cambiare ed essere realizzabile. Credo che ci sia un buon interesse, ma nel frattempo, vorrei parlare con i rappresentanti della Classe 40.

Il Race Director Knud Frostad della Volvo Ocean Race alla fine dell’ultima edizione ha rilasciato un’intervista in cui afferma che nella prossima edizione 2017/18 è pensabile inserire alcuni micro impianti di energia rinnovabile a bordo delle VOR65, sia per motivi economici che per dare un segnale forte in questa direzione. Cosa ne pensi?

Credo che per le competizioni di vela performativa non sia solo un problema di costi ma anche di pesi a bordo. E anche se con la ECO40 siamo ancora in una fase di sperimentazione abbiamo già ottenuto buoni risultati in termini di prestazioni della barca. Non so se ciò basta per una competizione come la Volvo Ocean Race , ma personalmente sono molto soddisfatto. Tutti gli elementi tecnici a bordo hanno prodotto tantissima energia per gli impianti come ad esempio, il freezer e il dissalatore per l’acqua potabile.

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Quali sono le tue prossime sfide con questa ECO40?

 Mi piacerebbe fare un percorso adatto con la ECO40 in vista del progetto di una nuova RomaOceanWorld – Classe 40. Sto pensando di partecipare alla Route du Rhum e Transat Jacques Vabre per testare la mia barca in una regata altamente competitiva. Quello dell’agonismo è un aspetto che mi manca e la mia ECO40 può dare tanto. Per molti mesi questa barca è stata la mia casa e voglio assolutamente rimetterla.

In un tuo prossimo viaggio ci saranno di nuovo delle galline a bordo?

La gallina è l’animale più adatto per un viaggio in mare, ce lo insegnano gli antichi navigatori; la galline consumano poco e danno molto. La Mora e La Bionda si sono ben adattate a bordo e finché non siamo entrati nell’Oceano Indiano, passando dai 30 gradi dell’Atlantico ai pochi gradi nei “Roaring Forty” gli animali se la sono cavata bene. Sono convinto che La Bionda sia morta di freddo. La Mora, purtroppo, è annegata nel naufragio.

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Foto: Le compagne d’avventura 

Cosa è cambiato in te dopo quest’avventura in solitario intorno al mondo?

L’esperienza del naufragio la prendo come un segno del destino. È la natura stessa ad insegnarci a rispettarla in tutti i suoi aspetti. Dopo oltre sei mesi in solitario per mare ho molto più al cuore l’ecosistema in cui vivo. Abbiamo raccolto dati scientifici importanti che l’Istituto di Ricerca dell’Università di Roma sta ancora analizzando. La barca ed io eravamo come una boa oceanografica che ha raccolto dati nel Southern Ocean mai analizzati prima, come ad esempio l’altezza delle onde.

L’azienda LEICA ci ha fornito tre GPS che hanno registrato tutte le onde, oltre alla temperatura esterna e l’intensità e direzione dei venti, inviando questi dati ogni giorno ai ricercatori dell’Istituto universitario. E l’Agenzia Spaziale Italiana mi ha monitorato via satellite prendendo la mia ed ha usato la barca come riferimento per misurare posizione e dimensione degli Iceberg.

Per concludere ho una domanda per te da parte di una ragazzina di 10 anni. Matteo, hai visto molta spazzatura e plastica nei oceani?

Si, ho visto diversa spazzatura ed anche tanta plastica galleggiare sulla superficie dell’acqua. Per capirne la quantità ho dovuto arrampicarmi sull’albero e una volta su mi sono reso conto che più ci si avvicina alle coste, più spazzatura si vedeva . E ricordo anche la mattina i cui ho trovato tutto lo scafo imbrattato di catrame, sicuramente causato dallo scarico illegale in mare, e che ho dovuto rimuovere manualmente.

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Questo viaggio verso il futuro con una barca “eco-sostenibile” si è tradotto, per chi vorrà intendere, in un significativo messaggio in favore di nuove soluzioni energetiche.

Matteo con la sua Roma Ocean World durante i 145 giorni del suo viaggio in solitario ha emozionato, informato, commosso e divertito uomini piccoli e grandi tra cui anche me e la mia famiglia ed è stata un’esperienza speciale poter seguire un velista d’altura ed un uomo così straordinario! 

Link: www.matteomiceli.com

© riproduzione riservata

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By | 2017-09-29T14:08:50+00:00 settembre 26th, 2015|Categories: INTERVISTE, ITALIANO|0 Comments

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